LOST IN TRANSITION: la ricerca che esplora le diverse realtà vissute dai giovani NEET

Negli ultimi anni, il dibattito sui NEET ha spesso oscillato tra due estremi: da un lato, la stigmatizzazione di un’intera generazione accusata di inattività, dall’altro, l’illusione che sia sufficiente attivare percorsi standardizzati per reinserirli nel mondo del lavoro e della formazione. Il progetto LevelUp parte da un presupposto diverso: ogni giovane ha una storia, delle necessità e dei desideri unici. Per questo, mettiamo al centro l’ascolto e il coinvolgimento diretto con i giovani e la loro rete, costruendo percorsi su misura che tengano conto non solo delle competenze da sviluppare, ma anche delle barriere psicologiche e sociali che ostacolano l’attivazione.

Questa prospettiva è centrale anche nella ricerca Lost in Transition, che analizza la condizione dei NEET in Italia non come un problema individuale, ma come il risultato di un insieme di fattori economici, sociali e territoriali. Il fenomeno non è uniforme: i NEET non sono una categoria omogenea, ma giovani con esperienze, aspirazioni e ostacoli differenti. Il rapporto sfata alcuni stereotipi consolidati, mostrando che l’inattività apparente nasconde spesso forme di autoformazione o lavoro sommerso. La ricerca evidenzia anche le profonde differenze tra NEET delle aree metropolitane e quelli delle aree interne, sottolineando le disparità in termini di accesso all’istruzione, autonomia economica e opportunità lavorative. Un quadro complesso che richiede politiche mirate per supportare questi giovani e favorire il loro inserimento nel mondo del lavoro.

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dalla ricerca è il ruolo della sfiducia. Per molti NEET, soprattutto nelle aree interne, l’abbandono della ricerca di lavoro o formazione non è una scelta, ma una conseguenza di una percezione negativa delle opportunità disponibili. Il 17,4% degli intervistati dichiara di aver smesso di cercare lavoro perché convinto di non trovarlo, mentre il 9,8% ritiene che gli stipendi siano troppo bassi per valere lo sforzo. La precarietà e l’insicurezza lavorativa scoraggiano ulteriormente il reinserimento, contribuendo a un circolo vizioso di inattività. Nelle aree metropolitane, invece, i giovani NEET sono più propensi a sperimentare forme di auto-attivazione informale, come lavoretti in nero o autoformazione, sviluppando una consapevolezza più critica del mercato del lavoro.

Questi dati mostrano quanto sia necessario un approccio personalizzato e attento alle condizioni di partenza di ciascun giovane. Uscire dalla condizione di NEET non significa solo trovare un’occupazione o attivarsi in un percorso di formazione, ma ricostruire fiducia nel futuro e nelle proprie capacità.

“LOST IN TRANSITION: Motivazioni, significati ed esperienza dei giovani in condizione di NEET: un confronto tra aree metropolitane e aree interne” è stata realizzata da il Consiglio Nazionale dei Giovani condotta con il supporto tecnico dell’IREF. Mettendo il luce i principali risultati:

  • Esperienze e Significati: le esperienze dei giovani NEET sono viste come transizioni o passaggi di vita che cambiano, evolvono e si orientano tra processi socio-economici complessi e strategie di adattamento individuali. L’analisi per cluster ha identificato due principali tipi di esperienza NEET: “mettersi ancora in gioco” “mettersi per ora in pausa”, con differenze significative tra aree metropolitane e interne.
  • Disparità Educative: sono state rilevate significative differenze educative tra la popolazione urbana e quella rurale. Solo il 9,6% dei NEET nelle aree rurali possiede una laurea o un diploma accademico, contro il 65,3% nelle aree urbane. Questo dato sottolinea una marcata disparità nell’accesso all’istruzione superiore tra le diverse aree del Paese.
  • Autonomia Economica: quasi il 50% dei NEET nelle aree metropolitane dichiara di essere economicamente indipendente, utilizzando spesso i guadagni per emanciparsi dalla famiglia. Al contrario, nelle aree interne, i giovani NEET tendono a dipendere maggiormente dal supporto familiare.
  • Attivazione Sociale e Politica: più della metà del campione mostra alti livelli di attivazione sociale, politica o imprenditoria informale, con differenze significative tra le aree metropolitane e quelle interne. In particolare, i NEET metropolitani sono più attivi nell’economia informale e nella partecipazione a reti sociali e politiche.
  • Motivazioni e Attribuzioni di Responsabilità: le motivazioni per la condizione di NEET variano. Molti intervistati descrivono la loro esperienza come una “pausa sabbatica” (29,9%), con una percentuale più alta nelle aree metropolitane (39,7%). Altri motivi includono la necessità di collaborare al sostegno familiare (20,5%) o la disponibilità di risorse finanziarie (13%). La sfiducia nel mercato del lavoro e i carichi familiari sono motivi prevalenti nelle aree interne. Per quanto riguarda la formazione, diversi NEET desiderano svolgere attività legate al proprio percorso di studio (42,6%) o apprendere un mestiere (37,8%). Molti, comunque, non perseguono tali attività per scelta di un periodo “sabbatico” (33%%) o sfiducia nel trovare un percorso formativo (21,4%). I NEET intervistati attribuiscono la responsabilità della propria condizione principalmente all’offerta di lavoro (45%, soprattutto nelle aree metropolitane) e a se stessi (30,4%, soprattutto nelle aree interne).
  • Lavoro sommerso: il 74,8% dei NEET ha svolto “lavoretti in nero” nell’ultimo mese. Nelle aree metropolitane, l’88,9% dei NEET è coinvolto in attività informali, mentre nelle aree interne la percentuale scende al 53,6%.
  • Interazioni Sociali e Sportive: i NEET delle aree metropolitane hanno maggiori interazioni sociali quotidiane rispetto ai loro omologhi delle aree interne. Il 72,5% dei NEET metropolitani incontra gruppi di pari quasi ogni giorno, rispetto al 53,2% nelle aree interne. Simili differenze si riscontrano nell’attività sportiva quotidiana (59,3% contro 34%) e nel tempo trascorso giocando ai videogiochi (58,8% contro 35%)